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Leggi l'appello dell'Arcivescovo Carlo Maria Viganò

Se la Provvidenza ha concesso a taluni di essere amministratori dei Suoi beni, queste ricchezze possono e devono essere usate come Egli desidera. Chi ha mezzi, memore del precetto evangelico, deve ricordarsi che a chi più ha, più il Signore chiede.

Oggi nella Chiesa ci sono centinaia, migliaia di chierici, sacerdoti, monaci e monache, frati e suore, religiosi e laici a cui un'autorità tiranna e corrotta nega il sacrosanto diritto di essere fedeli a Nostro Signore come lo sono stati i nostri fratelli nella Fede per duemila anni. Non a caso la "nuova chiesa" si autodefinisce "conciliare" proprio per differenziarsi da quella che semplicisticamente chiama "chiesa preconciliare", ma con questa significativa presa di distanze dimostra di agire al di fuori e contro l'unica Chiesa di Cristo. Essa non tollera la Tradizione: i rigidi, gli indietristi, devono essere considerati affetti da un disturbo patologico e vanno estromessi dalla Chiesa. Poco importa se rimangono in mezzo alla strada, senza mezzi di sostentamento e senza alloggio. In questi ultimi anni un numero sempre crescente di sacerdoti, seminaristi e giovani che si sentono chiamati al servizio di Dio in fedeltà alla Tradizione Cattolica si sono rivolti a me in cerca di aiuto e sostegno: finora ho cercato di sopperire personalmente alle loro necessità, spirituali e materiali. È giunta l'ora di organizzare una rete di sostegno e di resistenza per porre un freno a questa situazione disastrosa. Ciò è tanto più necessario in un momento in cui i Seminari, stravolti nella disciplina e nella formazione dottrinale, sono ricettacoli di corruzione e scuole di eresia per i pochi che ancora osano avventurarvisi. Serve dunque una formazione al sacerdozio solida e senza compromessi, e che sia economicamente autosufficiente per non dover temere ritorsioni vaticane. Ma è anche urgente un supporto economico dei sacerdoti e delle comunità religiose tradizionali, perché senza mezzi il loro apostolato ne è gravemente compromesso. Questi sacerdoti e religiosi, che per la legge della Chiesa hanno diritto a uno stipendio e un luogo dignitoso in cui vivere, si trovano da un giorno all'altro privati di ogni aiuto materiale, e qualche vescovo ha osato addirittura proibire ai laici di soccorrerli nelle loro necessità immediate, andando contro ai più elementari principi evangelici di carità.

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